Quando è stato? Dal 1960 ad oggi, dov'è che ti ho perso di vista e ti sei smarrito, piccolo Pollicino? Guardo nel mio cuore e nei ricordi come in una casa e spalanco armadi, credenze, mi chino sotto i letti dove morbidi riccioli di polvere si rincorrono, apro scatole con i cambi di stagione e tiro giù pile di libri che creano colonne e corridoi. Di te non c'è traccia.
Sei nato tardi, quando ormai nostra madre si vergognava di una gravidanza estrosa e in una fotografia la sua pancia è nascosta dietro un paracarro di marmo davanti la chiesa di Santa Maria Maggiore, e ancora piccolo ti teneva per mano pensando di essere scambiata per tua nonna.
Era leggiadra nostra madre, un sorriso dietro l'altro, alcuni malinconici, ma che presto si schiudevano in risate piene, quasi sempre nella cucina assolata dell'ultimo piano. Cantava con la sua voce afona i brani lirici della sua infanzia, quella all'ombra di un padre spavaldo, direttore d'orchestra.
Era mite, mai una parola fuori luogo, mai un'intromissione nelle nostre vite, un tacito assenso per le sue creature come forma di rispetto verso gli adulti che eravamo diventati, te compreso, senza capire che tu eri un eterno ragazzo. Debolezza di una genitorialità tardiva, troppa indulgenza, un danno che non hai saputo riparare.
E papà, papà te lo ricordi? Il suo egoismo dilagava, ma non esondava per portarsi via le nostre vite spezzandole come fuscelli, il suo amore per sé si dipanava nella piccola compagnia teatrale dove era una vera star e tra i film di prima visione a cui andava come accompagnatore del suo amico di sempre, grande invalido, e poi ce li raccontava, ma si guardava bene dal tirare fuori dalla "saccoccia" i soldini per offrircelo! Ma era un galantuomo nostro padre, il suo impiego era sacro, il suo educarci troppo scarno, ma leggendo tra le righe si capiva. Detestava nostro zio, repubblichino fuggito da Salò, e non faceva nulla per nasconderlo, lo riteneva un approfittatore; lui, al contrario, viveva con quello che guadagnava, ospitando in casa i suoceri fino alle fine delle loro vite senza dire nulla, eppure eravamo una famiglia tutta sulle sue spalle, diceva che la sola vergogna nella vita era rubare. E' andato dritto per la sua strada senza chiedere nulla, orgoglioso di aver comperato la casa in cui era cresciuto e di aver avuto tre figli.Allora fratellino, dove e quando ti sei perso? In che momento hai cominciato ad apprezzare il conformismo, il perbenismo, il qualunquismo? L'abito con giacca e cravatta per l'uomo e il tailleur adornato da una spilla per la donna? Quando il tuo travestimento ti si è appiccicato alla pelle per essere accettato da una famiglia ingessata? Quando hai iniziato a mentire per non trascorrere più una festa, prima con i nostri genitori e poi con le tue sorelle? Quando, a nascondere quella pallida idea politica di democrazia, per andare a votare il gran puttaniere, pur di compiacere la nuova famiglia?
Sai, ho visto delle foto in cui c'eri tu con una giacca che ti stava malissimo, accanto a tua moglie e ai tuoi figli, al tuo "unico" cognato (fratello di tua moglie naturalmente), ai tuoi suoceri (unici nonni dei tuoi figli naturalmente), festeggiando nell'unico modo banale e scontato i 18 anni della tua pargoletta. Sembravi un povero orfanello, per la precisione Bob Cratchit, il vessatissimo impiegato di Racconto di Natale di Dickens. Fagocitato da una famiglia Scrooge al completo.
Dove sono le tue battute che ci facevano ridere fino alle lacrime? Dov'è lo zio tanto amato dai tuoi nipoti, e sono tanti, in quale cespuglio di ortiche hai gettato la tua vita? Quale canto di sirena ti ha fatto naufragare nell'isola che tu, abbagliato, vedi piena di monete d'oro e fiumi di miele, e in realtà è una landa desolata dove a stento crescono ciuffi di spine?
Io, come nella romanza della Butterfly, che mamma accennava con gli occhi lucidi, canto:
Un bel dì vedremo
levarsi un fil di fumo sull'estremo
confin del mare
e poi la nave appare...
Tutto questo avverrà, te lo prometto.
Tienti la tua paura. – Io con sicura
fede lo aspetto...

13 commenti:
Questo tuo post mi ha molto, troppo colpito, e tu sai perché.
aldo.
tutto ciò è geniale perché è di puro sentire grazie
Mi hai fatto piangere e pensare a mia sorella. Che è la persona nei cui occhi vedo il riflesso di un'altra me, una variante di me diversissima da me nell'assortimento delle possibili me; ed è la mia testimone, colei alla quale, sola, io posso dire: ricordi? con tutto quel che ne consegue. Perché lei era lì con me. Lei solo può capire quel che intendo quando dico "ricordi".
E un fratello sente e sa che questa è una realtà incancellabile, chiunque egli dia mostra di esser diventato.
Ci vuole un grande distacco per raccontare in questo modo così vivo l'autobiografia di una famiglia. Ma nello stesso tempo non è lavoro da entomologo che osserva "scientificamente" i suoi insetti... Ci vuole sangue e dolore, ci vuole partecipazione e silenzio.
Grazie, perché queste cose devono costare molto in termini di sofferenza...
Un caro saluto
guglielmo
...dura commentare e tu lo sai...ma se vuoi un giorno ti narro di una madre allegra e sorridente davvero, nonostante le avversità della vita, che oggi ha due figlie, sorellissime, che si amano così tanto da lasciare stupiti...anche grazie a lei...
Impressionante la vena artistica di questo sincero, vissuto e intenso ritratto di famiglia.
Un bacio, cara Luz.
Leggo e rifletto.
Un abbraccio, cara Luz...
Grazie a tutti voi che avete lasciato un commento. Come potete immaginare questo è un post che mi è uscito di getto in un momento di rabbia-dolore. Ma è davvero consolante leggere parole di condivisione.
Un abbraccio. Luz
P.S.
Sto cercando di riannodare i fili...
due parole le metto insieme, un pò così...come capita, per dirti che è bello avere quest'amore così superiore e immenso. Anche quando cade nel vuoto. Chissà, magari i fli si riannoderanno piano piano e anche i vuoti si animeranno. Un grande abbraccio Luz.
ti voglio bene
Un vissuto pieno di emozioni..Un sorriso:)
Gio'
E' difficile vedere chi ami (o hai amato) nascondersi lentamente dietro una maschera che non conosci. Vorresti gridare di toglierla. Magari lo fai anche. Ma il loro è un divenire a volte senza una direzione precisa. A volte un gettarsi il passato alle spalle. Per seguire una vita più comoda.
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